Andrea Bianconi, Fantastic Planet

Inferno/Purgatorio/Paradiso

La freccia rappresenta il punto di partenza e di arrivo nella poetica di Andrea Bianconi. E’ il suo essere dentro e fuori le cose, gli eventi, in una sorta di vortice di principio e fine che si incontrano, cambia solo il punto di vista. Il suo Fantastic Planet è anche un punto di domanda, una messa in dubbio che l’artista rivolge a se stesso e a tutti noi.

Nel suo modo ossessivo e compulsivo di rappresentare, specialmente nei wall drawing, il moto inquietante dei pensieri che si accumulano nel cervello umano, Bianconi ci sollecita, ci esorta, quasi, ad interrogarci , in una relazione di causa ed effetto in cui l’opera appare come un ecosistema, un luogo, ricco di proposte e di proposizioni che ci fanno da pungolo.
Andrea Bianconi sperimenta la sua ricerca su immagini, suoni e parole, e lo fa con tutti i media di cui può disporre: la scrittura, la pittura, l’oggetto, la fotografia, il suono.

Tra giochi di parole e ibridazioni varie, tra geometrie e disegni, nascono installazioni, spesso sonore, che caratterizzano un po’ tutto il suo percorso di questi ultimi anni.

I wall drawing sono, in particolare, concepiti in termini di metrature, come se l’artista diventasse improvvisamente l’architetto dello spazio che gli viene dedicato. In questo spazio museale, che ha una sua precisa profondità, l’artista si immerge completamente, quasi ad identificarvisi.
Il suo è un viaggio che, in questa mostra, si fonda sul percorso ideale, catartico, dell’animo. E’ chiaro, infatti, che Inferno, Purgatorio e Paradiso, rappresentano un disvelamento progressivo verso la luce, che si tramuta nella scelta di passare dal nero al bianco gradualmente, ma inesorabilmente. Bisogna, però, pensare come pensa lui, laicamente. Non c’è l’idea di una eterna punizione, non c’è il senso della espiazione dai peccati. Vi è, piuttosto, il significato di un’indagine su noi stessi. Qual è il nostro inferno? Qual è il nostro paradiso?

Nel lavoro di Andrea Bianconi si percepisce una forza continua e aperta alle possibilità, ai cambiamenti, che nel corso della nostra vita ci vedono coinvolti. Senza alcun preconcetto, l’artista ci conduce, passo dopo passo, in una direzione, ma ci propone anche un’alternativa. La sua non è “la diritta via smarrita”, al contrario, è un desiderio di conoscenza senza dogmi, poiché nessuno sa, metaforicamente, qual è la diritta via.

Certo, fisicamente e psichicamente, l’inserimento di gabbie è legato ad una simbologia negativa, così come, al contrario, le ali, esprimono l’aspirazione al volo dell’uomo fin dall’epoca classica, e incarnano la sfida ad oltrepassare e a vincere i propri limiti.

Il fattore spazio/ tempo è importantissimo. E’ il tempo del corpo e della mente, la vocalità, che l’artista mette in gioco durante le sue performance, porta in scena il corpo, che si fa opera, anche se in forma virtuale.

Il vocabolario di Bianconi attinge e si ispira anche alla natura. Nella performance, così come nell’installazione, assistiamo alla rigenerazione di suoni e parole che, anche se declinati in modo differente, nel momento della loro emissione, rappresentano sempre un mistero.

La natura è nel cinguettio di uccelli, ma è anche, in modo differente, nelle radio che riproducono canzoni, o nelle sveglie che suonano contemporaneamente. Creazione/natura , natura /cultura, il binomio continua a stimolare anche oggi. La natura in Bianconi , è un insieme di oggetti, naturali e non, che si fanno sistema in un gioco identitario, liberati, una volta per tutte, da logiche conosciute. La gabbia, lo specchio, la sveglia, la freccia, rimandano ad altro.
Jean Baudrillard, ne Il sistema degli oggetti, scrive: …”lo specchio limita lo spazio, presuppone un muro, rimanda al centro: più specchi ci sono, più gloriosa è l’intimità della stanza, ma insieme maggiormente circoscritta su se stessa”.

Bianconi, come accennavo, ritrae anche se stesso come luogo / natura. Gli autoritratti sono la sua immagine speculare riprodotta all’infinito, come in un sistema di specchi. Gli autoritratti fotografici, su cui Bianconi pone interventi segnici, rispecchiano quella serialità cara all’artista che è anche la sua cifra stilistica.
Nel suo fantastic planet tutto è arte e tutto è vita. Vita quotidiana e insolite esperienze di viaggio si alternano, si mescolano nelle sue ironiche provocazioni in cui i ready made si incontrano con la pittura che, a sua volta, si intreccia con la fotografia…

E’ un sapere enciclopedico quello che incuriosisce Andrea Bianconi, universale e multilinguistico, in quella Babele di linguaggi in cui sono compresi segni, rumori e canzoni.

Mostra personale al CAMeC di La Spezia fino al 30 settembre 2018